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 I buoni locali di solidarietà 
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Messaggio I buoni locali di solidarietà
I buoni locali di solidarietà

Il documento originale con immagini si trova qui


Chi conosce le problematiche monetarie ed il signoraggio http://www.cronologia.it/biogra2/moneta.htm, sa benissimo che la libertà d’un popolo dipende dalla sua sovranità monetaria; se per emettere moneta deve indebitarsi allora sarà legato anima e corpo al “creditore” senza possibilità d’appello.

Per questo motivo noi vediamo le monete complementari solo come uno strumento di passaggio, che allevia le iniquità di una moneta basata sul debito e nel contempo crea consapevolezza, la quale inevitabilmente porterà nel tempo a riconquistare la completa sovranità monetaria.

Oggi, tra l’altro, ci troviamo di fronte a delle vere e proprie emergenze:

    ricostituire le economie locali, oggi “desertificate” da anni di campagne di drenaggio di denaro da parte della grande distribuzione e delle banche che non reinvestono, se non in minima parte, nel territorio, e decimate da tasse inique e dalle importazioni da quei paesi che sfruttano i lavoratori pagandoli anche 10 volte meno e che beneficiano di cambi molto favorevoli.

    Accrescere il potere d’acquisto delle famiglie, in lotta perenne con una pesante perdita di valore della moneta a corso forzoso, che spesso non gli consente di arrivare a fine mese. Il particolare e difficile contesto italiano sconsiglia di ripercorrere esperimenti quale il Wir svizzero o come Ithaca hours, ed anche al modo dello stesso Simec del prof. Auriti.


L’unica possibilità sarebbe stata quella di ripresentare il circuito tedesco del Regio, ma la particolare struttura (tassa sull’uso o tasso negativo) e soprattutto la presenza d’una riserva al 100% in euro che vanifica l’apporto di ricchezza nel territorio, ci hanno fatto propendere per un’altra soluzione.

Osservando le grandi campagne di fidelizzazione della GDO tramite buoni sconto, fidelity card ecc. ci siamo accorti che con qualche piccola variazione questi avrebbero potuto assolvere al compito di rivitalizzare le economie locali e dare un maggiore potere di acquisto alle famiglie.

Così nel 2005 è nato il laboratorio di sperimentazione in un quartiere di Roma, Acilia, per opera di due studiosi del signoraggio bancario, Sebastiano Scrofina e Gianfranco Florio che hanno dato vita ad Ecoroma.

Da questo “laboratorio sperimentale”, che ha prodotto notevoli spunti di riflessione teorici e pratici, nel maggio 2007 è partito lo SCEC (acronimo di SConto chE Cammina) .

Il funzionamento è molto semplice. Si utilizzano dei Buoni detti “Buoni Locali di Solidarietà” i quali vengono stampati dall’associazione e consegnati gratuitamente ai consumatori e alle aziende che aderiscono al circuito, in forma fissa o proporzionale al reddito e al fatturato. Questi buoni danno diritto ad uno sconto medio del 20% sui prezzi di listino, ma ogni esercente e chiunque sia in grado di offrire una prestazione o un servizio sceglie la percentuale da applicare. Invece d’essere usati “una tantum”, i buoni locali continuano ad avere vita e saranno spesi nuovamente tra gli aderenti al circuito.

I buoni non sono convertibili in euro ed hanno la particolarità di ancorare sul territorio anche la parte di spesa pagata in euro. In questo modo la ricchezza rimane nel territorio che l’ha prodotta, facendolo arricchire e ridando vita anche a mestieri e lavorazioni locali in via d’estinzione a causa degli alti costi e delle politiche aggressive della GdO.

La particolarità di questi buoni è che, se per acquistare i beni si è vincolati ad una percentuale minima, gli scambi fra privati (es. ripetizioni, cura dei bambini, piccole riparazioni occasionali e scambi di roba usata) possono utilizzare percentuali maggiori, fino a raggiungere anche il 100% (pensiamo ai servizi di mutuo aiuto per le persone anziane o malate, o per tutta la comunità).

Insieme alla circolazione di questi buoni sono state elaborate attività collaterali per favorire la piccola distribuzione e progetti per accorciare le filiere produttive, in particolare quella agricola ed in special modo quella del pane che fa da “spina dorsale” a tutte le altre attività.
http://www.centrofondi.it/articoli/sapore_cuore_progetto.htm

Sfruttando le lacune del sistema si creano posti di lavoro con le cooperative di lavoro (rifiuti, energie rinnovabili, agricoltura, servizi ecc.), si creano gruppi d’acquisto fra esercenti per acquisire maggiore potere contrattuale presso i fornitori, in alcuni casi “invitandoli” anche all’accettazione dei buoni locali di solidarietà.

I produttori locali potranno aprire dei punti vendita e show room collettivi (piccoli supermercati) dove i consumatori potranno trovare ogni articolo di produzione locale dall’agroalimentare alla ristorazione, all’artigianato.

I buoni non possono definirsi propriamente una moneta, ma acquisiranno caratteristiche monetarie se riusciremo a pagare in percentuale anche tributi locali e comprare materie prime (si sta lavorando anche a questo con accordi con enti locali e paesi esteri sensibili a questi temi come Venezuela e Argentina). Anche allo stato attuale i buoni comunque soddisfano pienamente tutte le richieste di rivitalizzare il commercio locale, arricchire il territorio e favorire in chi li usa la nascita della consapevolezza sui meccanismi monetari e delle multinazionali.

Circolando in percentuale a fianco della valuta ufficiale, i buoni locali di solidarietà non creano quelle problematiche legate all’emissione e distribuzione che invece ha una moneta che circola al 100%. In pratica si scaricano tutte le problematiche monetarie sulla moneta prevalente (l’euro), quindi problemi come inflazione e ripercussione sui prezzi sono e rimangono di competenza esclusiva della banca centrale europea.

Ciò ovviamente non toglie che non si debbano usare delle accortezze nella gestione di questi buoni, ma la semplicità e la replicabilità del meccanismo permette anche ai non addetti ai lavori di poter creare il proprio circuito locale senza creare scompensi d’alcun genere.

Un punto di forza è che i buoni si “attivano” o si “disattivano” solo in presenza di euro, per cui se venissero emessi buoni in eccesso, oltre il potere di spesa in euro della famiglia, essi semplicemente perderebbero il loro valore e non potrebbero essere spesi sino a quando non si disporrà di nuovi euro.

Naturalmente per realizzare il massimo effetto sarà necessario non arrivare mai alla saturazione, ma questo è solo un fatto di buon senso.

Anche per questo motivo non sarà necessario adottare alcun correttivo, come la tassa sull’uso (o tasso negativo), che renderebbe ancor più gravoso l’utilizzo di questo strumento da parte di persone continuamente vessate da tasse e interessi di ogni tipo.

L’obiettivo è quello di favorire e coordinare la diffusione di questi “buoni locali di solidarietà” in tutto il territorio italiano, per poi permettere, avendo la stessa struttura e gli stessi criteri d’emissione e distribuzione e di trasparenza nella gestione, di porre in atto scambi di merci e i servizi eccedenti i fabbisogni locali fra le varie realtà, pagando ciascuno in percentuale utilizzando i buoni della propria località di origine.

Questo permetterebbe di ricreare in poco tempo un’economia nazionale, non più dipendente dalle assurde e dannose logiche della globalizzazione, portare ricchezza pura non gravata dal debito, e dimostrare che esiste un altro modo di fare economia.

Attualmente in Italia ci sono molti gruppi di persone che stanno lavorando a queste tematiche e nei primi mesi del 2008 partiranno molte realtà locali.

Bergamo, Udine, Verona, Vicenza, Mantova, Parma, Genova, Firenze, Prato, Pistoia, Cerreto Guidi (Fi), Altopascio (Lu), San Moniato (Pi), Terni, Fermo, Roma, Ariccia (Rm), Napoli, Acerra (Na), Crotone, sono le realtà in avanzato stato di realizzazione, alcuni hanno già il sito web come http://www.progettotau.org/, http://www.progettothyrus.com/, oltre naturalmente alle realtà già operanti, quali http://www.ecoroma.org/ e http://www.progettoscec.com/.

In molte altre città il dibattito sulle monete complementari è iniziato e la diffusione è stata favorita anche dall’evento mediatico di Beppe Grillo che ha portato alla ribalta della cronaca le attività dei vari meet-up italiani fra cui Napoli che ha creato lo Scec.


Pierluigi Paoletti
http://www.centrofondi.it
support@centrofondi.it

_________________
.

Sepp Hasslberger

http://blog.hasslberger.com/

http://www.newmediaexplorer.org/sepp/


ven ott 12, 2007 12:43 pm
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