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 Inforquadri - Tutte le carte in tavola 
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Iscritto il: mer feb 09, 2005 5:48 pm
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Messaggio Inforquadri - Tutte le carte in tavola
Da un messaggio di Giorgio Vitali...

<strong>TUTTE LE CARTE IN TAVOLA</strong>

<em>Chi siamo e perché operiamo nella società.</em>

Gli avvenimenti nazionali ed internazionali che, come spesso accade nella storia umana, stanno subendo un'accelerazione perché l'evoluzione temporale sta portando alla resa dei conti fra diverse e contrastanti concezioni del mondo e della vita finora in equilibrio precario, c'impongono di chiarire definitivamente la nostra posizione.

Inforquadri è nata dopo lunga gestazione perché era molto sentita fra gli Informatori Scientifici l'esigenza di coniugare l'attività sindacale con quella etico-professionale.

Nel 1985, anno di nascita di Inforquadri, il concetto di Bioetica si stava facendo strada nella coscienza civile ma per noi, che per esperienza lavorativa potevamo vedere ad occhi aperti il divario esistente fra quanto dettato dalla coscienza etico-professionale di tutti gli operatori del settore e la realtà della sanità italiana, l'identificazione fra rivendicazione professionale e rivendicazione sindacale era un'assoluta esigenza di carattere anche politico. Oggi, il caso di Terry Schiavo e la polemica, importantissima, sviluppatasi in conseguenza anche in Italia, ci mostra che gli schieramenti in politica si stanno delineando trasversalmente ai vecchi partiti sulla base di antitetiche concezioni della vita e della società.

<strong>Il caso Terry Schiavo.</strong>

Lo scontro che si è verificato negli USA a proposito di questa ragazza in coma da 15 anni e condannata a morte dopo lenta agonia da decisioni della Magistratura, non vede contrapposti soltanto coloro che sostengono due diverse concezioni della vita e della morte, ma anche coloro che difendono il diritto dei più deboli contro coloro che intendono imporre quello dei più forti. Coloro che credono non solo nell'assoluta preminenza delle regole scritte positive ma anche nel fatto che ogni possibile morale è contenuta in quelle regole, contro coloro per i quali vige il principio della Legge naturale che stabilisce la sacralità e l'intangibilità della vita umana. [Mentre anche il riferimento al Dio delle religioni può essere inteso, e spesso lo è, come un riferimento alle basi razionali innate o oggettive di ogni morale privata e pubblica.]

Qui non si tratta di colloquiare amichevolmente sul diritto alla vita e quello alla morte. Qui si tratta di affrontare direttamente e senza infingimenti il problema essenziale della società contemporanea: la mercificazione della vita.

Tutto il dibattito oggi dedicato alla scienza della vita ed alle sue tecnologie è incentrato su una mistificazione di fondo: mentre ufficialmente si polemizza sulla liceità o meno di certi comportamenti, sulla concedibilità o meno di particolari diritti a coloro che fanno ricerca (benemeriti quindi a causa del "progresso" che ci "regalano"), ben poco si parla e scrive sugli aspetti economici, finanziari e commerciali che sono all'origine di certe "ricerche". Ma questi interessi, proprio perché nascosti dai Media al grande pubblico, sono gli unici che muovono tutte le polemiche in corso. Il fine ultimo che spinge gli operatori del "settore" è uno soltanto: il controllo economico, attraverso brevetto, della vita. Di qualsiasi forma di vita. Da quella vegetale a quella umana. Una volontà luciferina di dominio già denunciata, sotto altra forma, da scrittori, poeti e teologi.

<strong>Perché ci battiamo.</strong>

Non c‚ è bisogno di riferirsi all'articolo 32 della Costituzione per affermare che la Salute o è un fatto collettivo o non è. Già nella profonda antichità classica, la scuola medica italica, nata nel crotoniate e fiorita assieme alla tradizione pitagorica, riproposta di recente dal grande medico Nicola Pende, stabiliva non soltanto che ogni uomo è la sintesi di organi, sensi, pensiero, coscienza, coesistenti e presenti in ogni sua parte, ma anche che la salute non può essere "individuale", cioè scissa dal contesto naturale e sociale nel quale l'uomo è immerso. Noi non possiamo accettare una concezione della salute differente da questa, perché sappiamo che essa è l'unica perseguibile. Non c'è altro modo per conseguire uno stato di "salute". Tutte le forme "privatistiche" messe in atto per affrontare il problema della malattia e non dell‚<em>uomo malato</em> sono false, destinate al fallimento, e servono solo all'arricchimento di singoli individui o gruppi che operano nell'ombra per conseguire finalità di dominio.

Noi non accettiamo alcun rapporto "privatistico" fra medico ed industria produttrice di farmaci e di altre tecnologie per l'identico motivo. Noi vigiliamo alla ricerca di tutte le manifestazioni di accordi sottobanco fra esponenti di Enti pubblici ed industrie private.

Noi riteniamo che ogni forma di comparaggio sia quanto di peggio si possa escogitare in sanità contro la salute collettiva. Noi riteniamo che la prescrizione di farmaci o di altri interventi per la salute senza adeguata conoscenza delle dirette ed indirette conseguenze, sia una forma di "liberalizzazione" caotica nociva innanzi tutto alla società civile. Noi abbiamo dalla nostra una grande storia giuridica sulla salute collettiva che risale all‚antica civiltà classica greco-romana, e che si tramanda nei secoli fino a giungere alle disposizioni di legge del grande imperatore Federico di Svevia con il Codice del 1220, alle leggi degli Stati pre-unitari, alle norme di fine ottocento, al Testo Unico delle Leggi sanitarie del 1934. In tutte queste disposizioni legislative, balza immediatamente agli occhi la tutela dell'interesse generale quale presupposto fondamentale della salvaguardia della salute del singolo. Ed il Codice penale non lesina sulle giuste punizioni per chi, avvalendosi della posizione di prestigio connessa all'esercizio di una professione sanitaria, crea nocumento ad altri per interesse privato. Noi vogliamo la giusta punizione per tutti coloro che compiono reati contro la salute pubblica e privata.

Da quanto finora scritto risulta evidente che Noi siamo per la vita contro la morte e soprattutto siamo contro tutti coloro che speculano sulla morte altrui. Apparente o reale che sia. Di fronte ad affrettate constatazioni di morte per ragioni di trapianti ( guadagno ) o risparmio, noi propugniamo il principio di precauzione, il rispetto del dubbio e la scelta - sempre - di ciò che è reversibile.

Noi non ci prestiamo a strumentalizzazioni di sorta, politiche, ideologiche, economiche, religiose. E non molleremo facilmente la preda.

Giorgio Vitali
g.vitali@chimici.it

_________________
.

Sepp Hasslberger

http://blog.hasslberger.com/

http://www.newmediaexplorer.org/sepp/


lun apr 25, 2005 5:45 pm
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