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 Germania...una legge regolamenta la guarigione spirituale 
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Messaggio Germania...una legge regolamenta la guarigione spirituale
Dalla Germania...Una legge che regolarizza la guarigione spirituale


Corte Costituzionale Federale (Bundesverfassungsgericht) -1BvR 784/03-
In nome del popolo
Nel procedimento sul ricorso costituzionale del sig. Z, contro:

a) la decisione dell'Alto Tribunale Amministrativo (Oberverwaltungsgericht) dello Stato dello Schleswig-Holstein del 10 marzo 2003 - 3 LA 17/03,

b) la sentenza del Tribunale Amministrativo (Verwaltungsgericht) dello Stato dello Schleswig-Holstein del 13 settembre 2002 - 21 A 385/02,

c) la determinazione del circolo Flensburg (Kreis Flensburg) del 13 febbraio 2002 su opposizione del 26-2.2002 - 532 510.

la Camera bassa del primo Senato della Corte Costituzionale Federale (Oberverwaltungsgericht) composta dalla giudice Jaeger e i giudici Homig e Bryde, il 2 marzo 2004 ha deciso all'unanimità:

1) La decisione dell'Alto Tribunale Amministrativo dello Schleswig-Holstein del 10 marzo 2003 3 LA 17/03, la sentenza del Tribunale Amministrativo dello Schleswig-Holstein del 13 settembre 2002-21 A 385/02, e la determinazione del Circolo Flensburg del 13 febbraio 2001 su opposizione del 26 febbraio 2002 532 510 ledono il ricorrente nel suo diritto fondamentale di cui all'articolo 12 comma 1 della Legge Costituzionale (Grundgesetz). I provvedimenti sono annullati. La questione viene rinviata al Tribunale Amministrativo dello Schleswig-Holstein.

2) Il Land dello Schleswig-Holstein deve rifondere al ricorrente le spese legali del presente procedimento di ricorso costituzionale.

3) L'importo delle spese legali viene stabilito in € 15,000 (quindicimila euro).

MOTIVI:
II ricorso costituzionale concerne l'identificazione di quei soggetti che devono sottostare all'obbligo di autorizzazione prevista dalla legge sugli Heilpraktiker (quali naturopati e praticanti di cure non mediche). Il caso in oggetto riguardava invece la pratica delle cosiddette cure spirituali.

1. la conformità al paragrafo 1 comma 1 della legge sull'esercizio della medicina senza abilitazione professionale del 17 febbraio 1939 (RGB1 I Si 251; BGB1 III 2122-2), in seguito modificata dalla legge del 23 ottobre 2001 (BGBl I S. 2702), necessita di autorizzazione per chi voglia esercitare la medicina senza abilitazione professionale.
Secondo il paragrafo 1 comma 2 della legge sugli Heilpraktiker, si considera esercizio della medicina, nel senso di questa legge, ogni attività intrapresa professionalmente per diagnosticare, curare o alleviare malattie, dolori o lesioni fisiche nell'uomo, anche se essa viene esercitata al servizio di altri. In base al paragrafo 2 comma 1 lettera i della prima disposizione procedurale per la legge sull'esercizio professionale della medicina senza abilitazione professionale del 18 febbraio 1939 (RGB1 I S. 259; BGBl III 2122-2-1), infine modificate dal decreto del 4 febbraio 2002 (BGB1 I S. 4456), l'autorizzazione non è concessa se, da un esame compiuto dai Servizi Sanitari, dalle conoscenze e attitudini del richiedente risulta che l'esercizio della professione di Heilpraktiker potrebbe costituire un pericolo per la salute pubblica.

Nell'esame disciplinato dalla legislazione regionale (i diversi Stati tedeschi, come lo Schleswig-Holstein menzionato sopra, n.d.r.) si richiedono fra l'altro sufficienti conoscenze d'anatomia, di fisiologia e di patologia, cosi come diagnostica e terapia (cfr. Kurtenbach, Erlauterungen zum Heilpraktikergesetz in: Das Deutsche Bundesrecht, I K 11 S. 3 ss.)

2. Il ricorrente nel giugno 2002 fece domanda per ottenere l'autorizzazione all'esercizio delle proprie attività, le cure spirituali, descrivendole nel seguente modo: il tentativo di entrare in contatto con l'anima del malato. Con l'aiuto delle mani, trasmetterebbe energie positive all'organo prescelto attivando, in questo modo, le forze di autoguarigione dei suoi clienti.

Egli non effettuerebbe né diagnosi né prescriverebbe medicamenti, né impiegherebbe strumenti medici. Né assicurerebbe certezza di guarigione. Consiglierebbe con insistenza ai malati di continuare a consultare i medici curanti e gli specialisti.

Pertanto, secondo la sua opinione, il richiedente non avrebbe necessitato di alcun esame di Heilpraktiker. Considererebbe la sua abilitazione certificata da un documento della Federazione di Cure Spirituali, un'associazione regolarmente registrata (Dachverbandes Geistiges Heilen) alla quale apparteneva (alla quale appartiene anche il guaritore spirituale filippino Alex Orbito, n.d.r.).

Ma, dato che l'autorità competente classificò l'attività del ricorrente come pratica della medicina secondo la legge sugli Heilpraktiker, respinse l'istanza, ritenendo necessaria una verifica delle conoscenze e capacità del richiedente, a tutela della salute pubblica.

Per di più, anche trattamenti che di per se non presupporrebbero conoscenze mediche specialistiche, rientrerebbero ugualmente sotto l'obbligo di autorizzazione, se avessero come conseguenza indiretta la minaccia per la salute pubblica, e cioè se potrebbero ritardare il riconoscimento precoce di una malattia grave, riconoscimento che presuppone una competenza medica specialistica. Per tali ragioni, l'opposizione inoltrata, il ricorso allegato, così come la domanda di abilitazione non furono accolte.

3. Col suo ricorso costituzionale, il ricorrente chiede l'annullamento della decisione di rigetto dell'opposizione e delle decisioni del Tribunale Amministrativo e dell'Alto Tribunale Amministrativo. Lamenta la lesione del suo diritto fondamentale, garantito dall'articolo 12 comma 1 della Legge Costituzionale. La sua attività non necessiterebbe dell'autorizzazione secondo la legge sugli Heilpraktiker, perché non si tratterebbe di esercizio della medicina.

Non esisterebbero gravi motivi di pericolo per la salute pubblica che giustifichino la violazione della sua liberta di scelta professionale dato che, col suo lavoro, non rappresenterebbe alcun pericolo per la comunità. Infatti, le sue capacità curative non derivano da conoscenze mediche. Non si può perciò ritenere necessario un esame delle conoscenze nelle discipline mediche, perché non servirebbe al successivo esercizio della professione.

4. Sul ricorso costituzionale hanno preso posizione il Tribunale Amministrativo Federale, la Federazione di Cure Spirituali (associazione registrata), l'Associazione di categoria Liberi Heilpraktiker, (Berufs und Fachverband Freie Heilpraktiker e.V.), società registrata, l'Associazione degli Heilpraktiker Tedeschi (Verband Deutscher Heilpraktiker e.V.), società registrata, l'Associazione di categoria degli Heilpraktiker Tedeschi (Fachverband Deutscher Heilpraktiker e.V.), società registrata, l'Unione degli Heilpraktiker Tedeschi (Union Deutscher Heilpraktiker e.V.), società registrata, e l'Associazione degli Heilpraktiker Tedeschi (Freier Verband Deutscher Heilpraktiker e.V.), società registrata, così come il convenuto del procedimento finale.

Secondo il parere della Federazione di Cure Spirituali, il ricorso costituzionale è fondato, mentre il convenuto del procedimento finale e le altre associazioni lo ritengono infondato, in particolare richiamano l'attenzione su una minaccia indiretta alla salute causata dall'omissione di cure mediche adeguate.

Secondo il parere della Corte Costituzionale Federale, per quanto appare l'attività del ricorrente presenta scarsa somiglianza con l'attività medica, suggerendo invece un'analogia con l'attività spirituale. Su questa base, potrebbe mancare il potenziale di minaccia richiesto per soggiacere all'obbligo di autorizzazione. La Camera accoglie il ricorso costituzionale poiché questo è proposto per 1'affermazione di uno dei diritti indicati nel paragrafo 90 comma 1 BverfGG, legge fondamentale della costituzione federale (Paragrafo 93 a comma 2 lettera b BVerfGG). Esistono anche gli ulteriori presupposti del paragrafo 93 c comma 1 BVerfGG per una decisione di accoglimento. I provvedimenti adottati (dagli altri Tribunali, n.d.r.) ledono il ricorrente nel suo diritto fondamentale sancito dall'articolo 12 comma 1 della Legge Costituzionale.

1. Il ricorso costituzionale non solleva alcun rilievo fondamentale di diritto costituzionale (paragrafo 93 a comma 2 lettera a BVerfGG). Per la valutazione del caso, la Corte Costituzionale Federale si è già pronunciata in merito ai limiti costituzionali dell'ingerenza nella liberta di scelta professionale (confronta BVerfGE 93, 213 <235>; 97,12<26).
Nella giurisprudenza della Corte Costituzionale Federale si chiarisce inoltre che l'obbiettivo della legge sugli Heilpraktiker, cioè la tutela della salute pubblica attraverso l'obbligo di autorizzazione per coloro che esercitano la medicina senza abilitazione professionale, è fondamentalmente compatibile con l'articolo 12 comma 1 della Legge Costituzionale (cfr. BVerfGE 78,179). La salute pubblica costituisce un bene collettivo particolarmente importante per la cui tutela una tale limitazione personale dell'abilitazione professionale non è sproporzionata. Che 1'attività medica non debba essere esente da autorizzazione, ha il suo significato nella considerazione della salute pubblica quale bene da tutelare. Si tratta di un controllo preventivo che riguarda la professione medica in generale (cfr. BVerfGE 78,179< 194).

2. L'accoglimento del ricorso costituzionale è motivato dall'affermazione del diritto del ricorrente, sancito dall'articolo 12 comma 1 della Legge Costituzionale (paragrafo 93 a comma 2 lettera b BVertGG). Le decisioni impugnate in precedenza hanno disconosciuto il significato e la portata di questo diritto costituzionale, perché hanno valutato l'attività del ricorrente come "esercizio della medicina" nel senso della legge sugli Heilpraktiker. L'obbligo di autorizzazione che da ciò deriva porta ad un'eccessiva limitazione della liberta di scelta professionale del ricorrente. Limitazioni alla libertà di scelta professionale sono ammesse da costante giurisprudenza solo come presupposto per la tutela di interessi pubblici particolarmente rilevanti e sotto stretta osservanza del principio di proporzionalità (cfr. BVerfGE 93,213 <235>).

a) L'obbligo di autorizzazione previsto dalla legge sugli Heilpraktiker, nel caso del ricorrente, non è funzionale al perseguimento dell'obbiettivo della tutela della salute pubblica. L'attività di Heiler (colui che cura, o il guaritore spirituale, n.d.r.) del ricorrente è limitata, in base alle sue affermazioni non contraddette nel procedimento amministrativo e giurisdizionale, all'attivazione delle forze autocurative dei suoi pazienti attraverso l'imposizione delle mani. Per questo non sono necessarie conoscenze tecniche mediche, tanto più che il ricorrente opera indipendentemente da eventuali diagnosi e solo attraverso l'imposizione delle mani.

Non si può escludere con totale sicurezza una minaccia indiretta per la salute, a causa dell'omissione delle cure mediche necessarie, se i malati cercano aiuto da altre persone oltre che dai medici.

Questo pericolo non può però, nel caso presente, essere prevenuto in modo adeguato attraverso l'obbligo d'autorizzazione previsto dalla legge sugli Heilpraktiker. Le attività del Medico e dell'Heilpraktiker sono più vicine, nel metodo del trattamento medico, rispetto a quelle degli Heiler. E' probabile che chi si reca da un Heilpraktiker consideri non necessario consultare anche un medico, perché una parte della funzione medica può essere assunta dall'Heilpraktiker. Per questo motivo è verificata, nel caso degli Heilpraktiker, il possesso di conoscenze mediche, presupposte al rilascio dell'autorizzazione.

L'autorizzazione dell'Heilpraktiker, sotto certi aspetti, rinforza nei pazienti l'aspettativa di rivolgersi ad una persona che abbia sostenuto esami secondo criteri medici. II ricorrente vorrebbe invece evitare questa impressione, che non corrisponde all'immagine professionale che ha posto a base della sua richiesta e dell'attività svolta fino ad ora. Un Heiler, che agisce spiritualmente e che è più vicino a riti religiosi che alla medicina, non suscita affatto nell'insieme l'aspettativa di un trattamento medico. II pericolo di trascurare l'assistenza medica necessaria viene perciò accresciuto maggiormente se la cura spirituale è ritenuta parte dell'esercizio professionale degli Heilpraktiker. Invece altri procedimenti sostitutivi, come per esempio l'unzione dei malati, la benedizione o la preghiera comune, non dovrebbero affatto suscitare l'impressione di surrogare cure mediche. D'altro canto, l'autorizzazione degli Heilpraktiker e l'abilitazione medica non mirano alla cura spirituale. Chi ricorre a quest'ultima imbocca una terza strada. Non pone la sua fiducia nella medicina e sceglie qualcosa di diverse dalla cura medica, pur aspettandosi una guarigione anche attraverso questa via. Impedire questo non rientra nell'ambito della legge sugli Heilpraktiker.

La Corte Costituzionale Federale, nella sua motivazione, si fonda sul fatto che, diversamente dal caso deciso con la sentenza dell'11 novembre 1993 (BVerfGE 94,269), il ricorrente non svolge alcuna attività diagnostica, egli non solo rinuncia alla formulazione di una diagnosi propria ma si limita, diversamente dallo Heilpraktiker, all'imposizione delle mani. Per come si manifesta l'attività, essa corrisponde perciò meno alla professione medica, rispetto al caso precedente. Questa valutazione è illuminante. Quanto più l'immagine dell'Heiler si allontana dal trattamento medico, tanto minore diviene il potenziale di pericolo, che solo in tale contesto giustifica l'obbligo d'autorizzazione previsto dalla legge sugli Heilpraktiker.

b) Anche concedendo all'Amministrazione e alle Corti una competenza nella valutazione dell'idoneità dell'obbligo d'autorizzazione, di cui alla legge sugli Heilpraktiker ad impedire pericoli indiretti per la salute pubblica, nella fattispecie in esame non si ritiene necessaria questa cautela a tutela della salute.
Dato che i pericoli per la salute connessi all'attività possono evidentemente consistere solo nel trascurare l'assistenza medica, bisogna solamente assicurarsi che una tal trascuratezza non sia causata o rafforzata dal ricorrente. Non c'è perciò bisogno di un esame delle sue conoscenze e capacità negli ambiti propri allo Heilpraktiker. Sono sufficienti una sua coscienziosità e un modo di agire consapevole della propria responsabilità. Deve essere garantito al paziente che il ricorrente, all'inizio della visita, evidenzi chiaramente che i suoi trattamenti non sostituiscono le cure mediche.
Questo può avvenire, per esempio, attraverso l'affissione di un avviso negli ambienti in cui esercita, oppure attraverso avvisi di informazione da sottoscrivere (cfr. a proposito anche LG Verden, MedR 1998, p. 183 con annotazione Taupitz). E' compito delle autorità agire per il rispetto dell'obbligo di tali informazioni e farlo rispettare attraverso controlli dell'Ispettorato del lavoro. Nell'ambito dell'esame della coscienziosità, l'opportunità di un divieto all'esercizio di tale professione può essere giustificato dalla necessità di proteggere da false speranze e raggiri soprattutto malati incurabili. Una comunicazione formale di inizio dell'attività di Heiler può semplificare tali controlli. Misure di questo genere tutelano dai rischi per la salute, che incombono quando si trascurano le cure mediche, molto di più che un esame delle conoscenze sulla base della legge sugli Heilpraktiker.

c) Anche per il resto, i provvedimenti adottati non sono pertinenti all'esame, che deve essere proporzionatamente rigoroso. In questo caso, la limitazione della libertà di scelta professionale è giustificata solo dalla minaccia indiretta per il prezioso bene comune della salute pubblica. Con ciò, la proibizione e il bene da tutelare si allontanano tanto una dall'altro, che si consiglia particolare cautela nella valutazione della minaccia (cfr. anche BverfGE 85,248 <261>; Bvei-fG, decisione della 2. Camera del primo senato, GewArch 2000, p.418>419). In casi simili, affinché la limitazione alla libertà di scelta professionale non appaia sproporzionata, la misura deve servire solo alla difesa da una minaccia concreta, anche se solo indiretta. Ciò difetta nel caso in esame.

La pretesa nei confronti del ricorrente di fargli sostenere l'esame di Heilpraktiker non è adeguata, perché un tale esame non ha alcuna connessione riconoscibile con l'attività che il ricorrente ha intenzione di esercitare. Nell'esercizio della sua professione egli non ha bisogno di avvalersi di nozioni di anatomia, fisiologia o patologia, cosi come di diagnostica e terapia, come richieste nell'esame di Heilpraktiker.

3. La decisione per il rimborso delle spese si fonda sul 34 a comma 2 BverfGG. La determinazione del valore pecuniario della causa si deduce dal paragrafo 113 comma 2 capoverso 3 BRAGO (cfr. anche BVerfGE 79, 365066 f).


ven gen 13, 2006 12:47 pm
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L'articolo è stato tradotto dal tedesco da Rinaldo Lampis -

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mer apr 05, 2006 6:50 pm
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