IL CASO GÖRGÜN


S. Seçkiner Görgün è uno straordinario e singolare ricercatore ed inventore. Di origine turca, le sue scelte etiche, che lo hanno guidato a rifiutare comodi guadagni ed onori che ripugnavano alla sua coscienza, lo hanno anche portato alla condizione di apolide e profugo politico; con tutto ciò che tale situazione comporta sul piano umano. La sua capacità di risolvere problemi tecnici, di inventare nuove soluzioni e nuove apparecchiature di pratica applicazione in vari campi delle attività umane, è assolutamente straordinaria. Io stesso, che mi considero persona estremamente aperta al nuovo, avrei avuto delle difficoltà ad accettare ciò che questo scienziato aveva da dirmi, se non mi avesse esibito delle valide documentazioni. Görgün lavora ed ha lavorato in cliniche, università e istituti di ricerca di varie nazioni, di cui conserva attestazioni inequivocabili.
Della sua attività ci interessa, in questa sede, la macchina per guarire i tumori solidi, il Gemm, di cui alleghiamo alcune documentazioni e la testimonianza del Prof. De Renzo sulle incredibili persecuzioni subite per aver collaborato con Görgün. A titolo esemplificativo, presentiamo un'altra delle sue numerose invenzioni: un cuore artificiale realizzato in collaborazione con i laboratori di chirurgia sperimentale della Facoltà di Medicina dell'Università di Ankara. Come molte delle sue realizzazioni, ha qualcosa di fantascientifico. Pensate: questo cuore ha un volume ridotto, per cui può essere impiantato completamente all'interno della cavità toracica; l'energia per il suo funzionamento proviene dall'organismo stesso; si regola automaticamente, attraverso il sistema neurovegetativo; non ha bisogno di alcun controllo esterno; costa qualche decina di migliaia di lire. Paragonatelo con il costo di un trapianto (siamo nell'ordine di centinaia di milioni) e capirete perché non viene usato. Per questa invenzione il Ministro della Cultura della Turchia ha dichiarato che si sarebbe adoperato per fargli avere il premio Nobel. Siamo nel 1972! Quante persone avrebbero potuto essere salvate con questo apparecchio negli ultimi venticinque anni?
Il dott. Görgün è stato inoltre vittima in una torbida vicenda, i cui procedimenti giudiziari sono ancora in corso. Alla fine del 1995, sembrava fosse divenuta possibile una collaborazione con l'USL di Ivrea, per il trattamento dei tumori; gli veniva infatti ufficialmente proposto il protocollo per la sperimentazione del suo metodo. Evidentemente però, qualcuno fiutò l'affare e cercò di "fare il furbo". A quanto pare, secondo Görgün, tanta disponibilità nascondeva l'intenzione di rubare la sua invenzione, per cui dovette interrompere il rapporto e adire a vie legali per tutelarsi.

Intervista con il Prof. Alberto De Renzo

Mondini: In che anno ha conosciuto il dott. Görgün?
De Renzo: Nel 1985, forse nel 1984.
Mondini: Quando ha iniziato a collaborare con il dott. Görgün al trattamento dei tumori?
De Renzo: Dopo una lunga preparazione, fatta di discussioni, se mi consente, anche di diffidenze, di valutazioni degli aspetti possibili del trattamento, abbiamo cominciato nel 1986. Doveva essere la fine della primavera, o l'estate.
Mondini: I risultati che ha osservato, erano clinicamente positivi?
De Renzo: Abbiamo trattato due pazienti, all'Ospedale S. Luigi di Orbassano. Il primo è stato un risultato addirittura scioccante: si trattava di un uomo, operato alcuni anni prima di laringectomia per un adenocarcinoma, portatore di una metastasi infraclaveare sinistra delle dimensioni di un grosso arancio, che aveva perduto da mesi l'uso dell'arto corrispondente per paralisi flaccida. Dopo il trattamento, anzi già dopo le prime esposizioni a queste radiofrequenze, il paziente recuperò l'uso del braccio. Faceva uso di morfina, perché aveva dei dolori molto intensi, che sono stati molto attenuati. C'è di più: in questo caso, portatore di metastasi ulcerata, è stato possibile fare delle biopsie, prima e dopo il trattamento. Si è constatato, in sede di anatomia patologica, che i vetrini allestiti dopo il trattamento presentavano vaste aree di necrosi, a dimostrazione che queste esposizioni, almeno in quel caso particolare, ottenevano un effetto distruttivo sul tessuto neoplastico.
Mondini: Questo le ha provocato dei problemi di qualche tipo?
De Renzo: Direi di sì. Perché, nonostante la cosa fosse stata discussa con altri colleghi dell'ospedale, forse non direttamente interessati, nonostante avessimo preso tutte le precauzioni che si devono adottare in casi del genere, cioè l'assoluta certezza dell'innocuità dell'apparecchiatura, l'esclusione di pazienti che avessero altri protocolli di trattamento, il fatto che avessimo scelto questo paziente perché non faceva nessuna terapia oncologica (a meno che non si consideri terapia oncologica la somministrazione di alte dosi di morfina) e un altro paziente, operato undici anni prima di un tumore polmonare, che aveva avuto una recidiva omolaterale. In quest'ultimo, abbiamo ottenuto qualche iniziale risultato, almeno dal punto di vista dei dolori. Poi siamo stati interrotti dall'intervento dell'ufficio di Medicina Legale dell'ospedale e quindi non abbiamo potuto seguire né il primo né il secondo paziente.
Mondini: Ed ha avuto problemi giudiziari?
De Renzo: E' successo che la macchina è stata posta sotto sequestro. Il pretore che si è incaricato del caso, ha ordinato la verifica dell'apparecchiatura, che è stata poi eseguita dall'ingegner Campobello, a quanto mi risulta, allora responsabile della sicurezza elettrica per l'USL per il Piemonte. Mi consta che la verifica avesse escluso qualsiasi possibilità di danno proveniente dalla macchina; è stata una verifica molto scrupolosa, per quanto ne so io. C'è stata poi un'inchiesta giudiziaria, che ha comportato la nomina di un perito, per valutare se le persone che, collaborando a tale trattamento, erano state esposte a questa radiofrequenza, avessero riportato dei danni. Le persone erano poi due: io e un aiuto. La visita medica, ovviamente, non ha mostrato nessun tipo di danno. Il dott. Tofani, allora responsabile della fisica sanitaria dell'USL d'Ivrea, nella sua relazione, agli atti del primo procedimento penale, dimostra chiaramente che la macchina non è in grado di provocare danni, ma addirittura si avvale di ipotesi che sono, anzi erano già allora (dieci anni fa), di grande interesse ed attualità.
Mondini: Come si è conclusa la vicenda?
De Renzo: Si è conclusa due anni dopo.
Mondini: Quindi la macchina è stata sotto sequestro per due anni.
De Renzo:
Sì. Si è conclusa con un non luogo a procedere, addirittura con la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica, nell'ipotesi che vi fosse stata calunnia nei nostri confronti. Io non ho agito per una rivalsa per l'ipotetica calunnia e tutto è finito lì. Intanto avevo lasciato l'ospedale per pensionamento, nel 1987, ed avevo assunto la direzione della Casa di Cura Major, dove svolgo funzioni di direttore sanitario, di anestesista e di responsabile del servizio di anestesia. Dopo un paio d'anni, credo, durante i quali non avevo più visto Görgün, il suo ritorno ci ha convinto a riprendere l'attività, all'interno della casa di cura. Cosa che abbiamo fatto, con l'approvazione dell'allora amministratore, questa volta non più gratuitamente, anche perché non si trattava più di risultati sperimentali, ma di risultati effettivi. Se poi parliamo della sperimentazione, se un metodo sia sperimentale o no, io dico che anche l'uso dell'aspirina è sperimentale; infatti man mano che si usa una metodica, un farmaco, se ne conoscono aspetti che prima non si conoscevano. Quello che è assolutamente accertato, è l'assoluta innocuità del metodo dal punto di vista degli effetti collaterali, che non si sono mai verificati, il che è attestato dalle due perizie. In quanto ai risultati, io posso dire che qualche beneficio i pazienti lo hanno sempre ottenuto, più o meno importante, più o meno duraturo. Aggiungo inoltre, che il metodo di per sé, di cui non conosco la formulazione matematica o fisica, perché non è di mia competenza ed è ancora tenuta segreta dall'inventore, è semplicissimo per il paziente: egli deve stare semplicemente in una stanza ed esporsi a queste radiofrequenze. C'è una difficoltà: per ottenere i migliori risultati è necessario che il calcolo sia fatto nel modo più preciso. Pertanto occorre conoscere il più approfonditamente possibile il malato, il tumore primitivo, la natura del tumore, le metastasi, la localizzazione delle metastasi, se è possibile, l'estensione delle metastasi, tutti fattori non son sempre facili da ottenere con assoluta precisione. In secondo luogo, questo è importantissimo, il paziente si deve attenere a norme di protezione elettrica, che scombussolano un po' la sua vita. Non può usare i soliti indumenti (lana, fibre artificiali n.d.a.), deve guardarsi da ogni fonte di elettricità statica, deve evitare campi magnetici di qualsiasi provenienza. Insomma, una metodologia che presuppone una preparata disciplina del paziente. Non tutti i malati l'hanno seguita. Abbiamo osservato che la validità dei risultati, era direttamente proporzionale al rigore con cui pazienti riuscivano ad osservare questa disciplina.
Mondini:
Per quanti anni avete continuato?
De Renzo: Siamo andati avanti fino alla fine del 1990. Poi abbiamo dovuto lasciare la Casa di Cura Major, non perché non gradissero ciò che facevamo, ma perché i locali dovevano essere ristrutturati. Dopo esser passati attraverso sistemazioni provvisorie, il dott. Görgün riuscì ad ottenere un appartamento e, con l'approvazione del padrone di casa, sistemò lì il suo impianto. Io ho continuato a seguirlo, assumendomi la responsabilità medica e svolgendo ogni atto medico; in quanto alla laurea in medicina del dott. Görgün, al fatto che non sia riconosciuta in Italia. Egli, come ho più volte dichiarato, a voce e per iscritto, non ha mai compiuto alcun atto che si possa dichiarare di natura medica. Se poi, il fatto che lui, possessore di questa formulazione segreta, che non ha ritenuto di mettere a mia conoscenza. D'altra parte, un medico che non abbia competenze specifiche nel campo della fisica elettromagnetica, difficilmente l'avrebbe capita. Non credo sia un caso isolato, nell'ambito di applicazione delle metodiche fisiche. Il medico, molte volte fa applicare ai tecnici delle metodologie che conosce solo parzialmente o comunque in modo generico. E' una prassi usuale. Questo mi è stato duramente contestato, sono stato accusato di non aver fatto io i calcoli (dall'Ordine dei Medici n.d.a.). Ho cercato di spiegare che i calcoli sono di una natura tale, che non esiste competenza da un punto di vista medico. Considerando anche che un errore di calcolo, non avrebbe potuto in alcun modo danneggiare il paziente, a differenza, ad esempio, delle macchine che emanano radiazioni ionizzanti.
Siamo andati avanti così, dalla fine del 1991 al 1994. Abbiamo avuto la contestazione di una vicina e di suo marito. C'era un certo via vai di persone, ma non era sicuramente un mercato: visitavo una persona alla volta, per qualche ora al pomeriggio. In quanto a questo andirivieni, che è stato enfatizzato, sottolineato, come se si trattasse di una organizzazione di fattucchiere, io ho sempre tenuto a precisare che non ho mai fatto pubblicità alla cosa, perché non lo ritenevo morale. Non mi sono però mai nascosto dietro a un dito, ma a chiunque mi ha chiesto spiegazioni le ho sempre fornite, anche ai colleghi medici.
Mondini: Ad un certo punto, c'è stato un procedimento giudiziario?
De Renzo: Dopo l'iter solito di queste cose, dopo l'esposto all'Ordine dei Medici, fatto dai due vicini, la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica e l'inizio di una procedura presso la Pretura penale di Torino, c'è stato poi il processo, alla fine di maggio del 1996, nel quale siamo stati prosciolti perché "il fatto non sussiste".
Mondini:
Qual'era l'accusa?
De Renzo: Esercizio abusivo della professione medica da parte del dott. Görgün, e di concorso nello stesso reato, di copertura, da parte mia.
Mondini: L'hanno accusata di essere stato un prestanome.
De Renzo: Sì. Questo è poi il termine che compare nel procedimento presso l'ordine dei Medici.
Mondini: La sentenza di assoluzione è passata in giudicato?
De Renzo: Sì. Nessuno l'ha impugnata e ormai sono scaduti i termini.
Mondini: E invece, l'ordine dei Medici ...?
De Renzo: L'Ordine dei Medici ha ritenuto di aprire un procedimento disciplinare nei miei confronti. Un interrogatorio preliminare l'avevo già subito nel giugno del '95; le mie risposte sono state verbalizzate. Infine, il 9 luglio 1996, sono stato convocato dall'Ordine dei Medici e sottoposto a un procedimento disciplinare, che è avvenuto in assenza di testimoni, salvo i componenti del Consiglio di Disciplina, senza la presenza di un legale, perché mi era stato detto (da un componente del Consiglio n.d.a.) che in questa fase non era prevista l'assistenza di un legale. Cosa che ho poi scoperto non essere vera.
Mondini:
Il procedimento non è neppure stato verbalizzato, mi pare.
De Renzo: Non sarebbe stato verbalizzato. Riguardo a questo, non posso dire nulla, perché le notizie di cui dispongo non sono ancora documentali. Comunque, è un fatto che io non ho firmato nessun verbale, che l'interrogatorio si è svolto in modo molto duro, che non ho avuto la possibilità di spiegare con calma le mie ragioni.
Mondini:
Come si è concluso?
De Renzo: Dopo quattro mesi abbondanti, con la comunicazione dell'avvenuta radiazione del sottoscritto dall'Ordine dei Medici, per indebita...
Mondini: Quindi lei è stato condannato dall'Ordine dei Medici, per un reato che la magistratura ha stabilito che lei non ha commesso?
De Renzo:
Sì. Intanto durante il dibattimento (non posso darne prova testimoniale perché ero solo) è stato detto che il comportamento tenuto dal magistrato era strano. Che ci sarebbero stati addirittura gli estremi per rimandare alla Procura della Repubblica, perché si riesaminasse la vicenda.
Mondini: Però non l'hanno fatto.
De Renzo: Non l'hanno fatto e non potevano farlo, perché, se non vado errato, le sentenze passate in giudicato non sono rivedibili su iniziativa di un ordine professionale. Sono stato processato, (si riferisce al procedimento disciplinare n.d.a.) non tanto per quello, quanto per aver tenuto un comportamento deontologicamente riprovevole, in quanto avrei approfittato di malati terminali per auri fames, (a un certo punto si usa addirittura il latino) per smodato desiderio di guadagno; non meritavo nessuna attenuante, per cui la radiazione.
Mondini: Hanno chiesto di esaminare, di verificare le cartelle cliniche, i risultati ottenuti sui pazienti?
De Renzo: No. La cosa non li ha interessati gran che.
Gran parte delle cartelle cliniche erano ancora sotto sequestro, comunque non erano a loro disposizione. Io avevo portato qualche cartella clinica, nella speranza che li potesse interessare, ma ho visto che il loro interesse non era indirizzato lì. Davano per scontato che io avessi approfittato della dabbenaggine di questi poveri malati terminali, in complicità con uno che, addirittura, non poteva fare il medico, che era un sedicente medico. Io ho protestato, perché non poter chiamare dottore Görgün, per il fatto che ha una laurea conseguita fuori d'Italia, mi sembrava strano. Non che sia obbligatorio per lo stato italiano riconoscere la sua laurea, ma il titolo di dottore è un titolo accademico, di cui lui ha presentato documentazione; o si pensa che sia un titolo falso, altrimenti gli spetta. Mi è stato detto duramente che non dovevo chiamarlo dottore. Ho dovuto accettare e lo chiamavo anch'io Sig. Görgün. Queste son cose che vanno dette. Cosa significa? Si potrà discutere sul fatto che la laurea di Görgün è un tipo di laurea che noi non abbiamo, o che i programmi di studio che ha seguito il dott. Görgün non sono sovrapponibili ai nostri, ma questo vuol dire semplicemente che lui non può esercitare la professione in Italia. Stranamente, però, la può esercitare in Inghilterra. La scuola che lui ha frequentato è riconosciuta dal governo inglese. Lui può esercitare, non privatamente, ma negli ospedali. Tanto è vero, che alcuni anni fa è stato registrato a Londra. Gli hanno perfino consigliato di non fermarsi al sud, dove c'è troppa ressa, se voleva esercitare, perché al nord avrebbe trovato più facilmente lavoro. Uno così non lo si può chiamare dottore?
Mondini: E' illegale, mi sembra.
De Renzo: Più che illegale, è scioccamente vessatorio. E' ingiusto chiamarlo "il turco" perché è di nazionalità turca. Anzi, non è più di nazionalità turca, perché ha perso la cittadinanza.
Mondini: C'era una punta di RAZZISMO?
De Renzo: Io sono convinto, e lo dico ad alta voce, che se questo "faccendiere" fosse stato americano, le cose non sarebbero andate così.


In questa vicenda, non ci sono state condanne da parte della magistratura, eppure l'intervento di questo potere, non può non essere definito di un'insensibile, ostinata crudeltà. Il magistrato ordina il sequestro della macchina, per verificarne la pericolosità. Giustissimo, è suo dovere; ma si è posto egli il problema dei malati che stavano seguendo il trattamento, che stavano ottenendo miglioramenti e che sono stati forse condannati a morte per non aver potuto usare il Gemm? DUE ANNI DI SEQUESTRO PER DUE VOLTE! per poi arrivare ad un "non luogo a procedere". Il magistrato ha certamente applicato la legge correttamente, ma quanto, in questa applicazione, dipendeva da lui? Quanto nei tempi e nei modi?
Tipica poi è l'arroganza dell'Ordine dei Medici, disposto a difendere, ad ogni costo, il potere di casta, consolidato in decenni di complicità politiche, come appare, in tutta la sua sconcertante realtà, in questo resoconto.


Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - Milano

Aspetti fisici degli esperimenti di Görgün

Gli esperimenti di Görgün appartengono ad una categoria di esperimenti molto ricca, benché non ancora compresa ed interpretata dalla biofisica ufficiale, in cui campi di frequenza specifica inducono su oggetti viventi specifici mutamenti biologici rilevanti, nonostante i campi non abbiano una intensità particolarmente elevata. Vanno citati in questa categoria gli esperimenti compiuti negli anni 1970 in Unione Sovietica dal gruppo di Devyatkov o in Germania dai gruppi di Grundler e Keilmann. Più di recente, negli Stati Uniti, il gruppo di Tsong, ha mostrato che si potevano inibire i canali del sodio e del potassio sulle membrane di particolari cellule, applicando campi elettromagnetici di frequenza specifica, compresa nell'intervallo dai KHz ai MHz. Gli esperimenti di Görgün si collocano nella stessa categoria degli esperimenti di Tsong, andando però molto più nel profondo della dinamica cellulare (...)
Quando le cellule sono ben separate, esse non formano più un insieme di giunzioni e l'effetto Josephson sparisce. Per cui si comprende l'assenza dello "effetto Görgün" sulle cellule ben separate. Quest'ultimo risultato è molto positivo in una possibile applicazione oncologica, poiché tutela le cellule sane (ed anche le cellule "trasformate" ancora ben separate), mentre lascia esposte alla fusione e alla successiva necrosi, solo la parte proliferante del tumore.
In conclusione, gli esperimenti di Görgün, a parte l'ovvio interesse medico clinico, sono una chiave importante per la costruzione del ponte tra fisica e biologia, attraverso la chiarificazione delle dinamiche fisiche "coerenti" (cioè simili a quelle, per esempio, presenti in un laser) che, all'interno di un opportuno insieme di macromolecole immerse in acqua, possono dar luogo ad un comportamento "biologico".
Emilio Del Giudice
Ricercatore INFN


Hürriyet (quotidiano turco) 11-2-1980

Funzionari del TUBITAK (CNR turco, n.d.a.) hanno dichiarato che la cura del cancro, con il nuovo metodo elettronico del Dott. Seçkiner Görgün, è molto rigorosa e in grado di portare un efficace trattamento nel campo oncologico. (...)
Inoltre i funzionari del TUBITAK dichiarano: "Sappiamo che i pazienti che ha curato sono vivi. Dobbiamo riconoscere il valore del nostro medico".


Cumhuriyet (quotidiano turco) 12/1/1972
rubrica: Günden Güne
autore: Cihat Baban (Ministro della Cultura)
titolo: Seçkiner Görgün

Non pensate che stia esagerando. Seçkiner Görgün, con la sua invenzione del cuore artificiale, se fosse figlio di un inglese, di un francese, specialmente di una persona nata in America, non c'è dubbio che avrebbe attirato tutta l'attenzione del mondo su di sé; sarebbe stato l'orgoglio della sua nazione.
(...) Seçkiner Görgün, con il suo successo nel campo della cardiochirurgia, ha cominciato a studiare, con molto entusiasmo, in età molto giovane; e di questo suo successo si è interessato anche il grande maestro del trapianto cardiaco Cooley.
(...) Adesso la mia mente è occupata da una precisa domanda: coma facciamo a candidarlo per il Premio Nobel?


Università di Hannover
Facoltà di Medicina
Divisione di Ematologia e Oncologia
31-3-1988

Caro Dott. Görgün (...) sono molto scettico che esista un sistema che curi ogni tipo di cancro con un'azione elettromagnetica, ma siamo molto aperti ad ogni nuovo tipo di trattamento.
Cordiali saluti.
Prof. H. J. Schmoll
Professore di Oncologia
Capo Sezione di Oncologia nella Divisione di Ematologia-Oncologia

(Due anni e mezzo più tardi, dopo varie sperimentazioni)

Università di Hannover
Facoltà di Medicina
Divisione di Ematologia e Oncologia
18-10-1990

Caro Dott. Görgün (...) Abbiamo convincentemente mostrato che il trattamento di campioni di cellule con onde radio emesse dal generatore GEMM-145, dà come risultato una significativa riduzione delle cellule. Il risultato è stato ottenuto in quasi tutti i campioni di cellule (segue elenco di tipi di cellule tumorali n.d.a.). Oltre a una significativa riduzione di cellule vive (...) le cellule cambiano la loro morfologia e sembra che ulteriori proliferazioni siano ridotte o arrestate.
(...) Complessivamente il trattamento con onde radio, secondo il suo specifico piano di trattamento e frequenza, sembra avere un significativo effetto sulle cellule tumorali. (...)
Cordiali saluti.
Prof. H. J. Schmoll
Professore di Oncologia
Capo Sezione di Oncologia nella Divisione di Ematologia-Oncologia


Ospedale S. Luigi Gonzaga
Orbassano (TO) 10-1-1987

Certifico che il Dott. Seçkiner Görgün ha lavorato, sotto la mia supervisione, nell'Ospedale S. Luigi Gonzaga di Orbassano (TO) nel 1986, per realizzare un apparecchio che emette energia magnetica, per il trattamento del dolore in pazienti cancerosi. Abbiamo avuto la possibilità di trattare due pazienti terminali di cancro, ottenendo un evidente miglioramento delle condizioni generali e una marcata diminuzione del dolore.
Prof. Alberto De Renzo
Capo del Servizio di Anestesia


Casa di Cura Major
Torino 11-2-1991

Certifico che il Dott. Seçkiner Görgün ha collaborato con me, dall'ottobre 1988, nel trattamento di pazienti di cancro, con il suo metodo che utilizza radioonde tipo ELF (frequenze estremamente basse), secondo uno schema di applicazione calcolato per ogni caso.
Posso anche certificare, che una buona percentuale di casi risulta aver ottenuto una più lunga sopravvivenza e soddisfacenti condizioni generali e di qualità di vita. Questi risultati, sono probabilmente connessi con gli effetti ottenuti nei campioni di cellule neoplastiche in esperimenti di laboratorio, recentemente compiuti dal Dott. Görgün nell'Università di Hannover.
Inoltre, non posso trascurare, che nessun effetto secondario è stato clinicamente osservato durante e dopo il trattamento nella totalità dei pazienti.
Prof. Alberto De Renzo
Direttore Sanitario della Casa di Cura Major


Bisogna aggiungere che i casi a cui si riferiscono queste due ultime testimonianze sono esclusivamente pazienti terminali rifiutati dalla medicina ufficiale.


Torino, 11-11-1997

Certifico di aver rilevato, in cinque pazienti sottoposti all'applicazione GEMM, secondo il metodo Görgün, a scopo antalgico, una riduzione della massa neoplastica, di circa un terzo del suo volume, dopo la prima applicazione. La massa era stata da me misurata all'atto della prima visita del paziente e successivamente ricontrollata. I pazienti sono affetti tutti da lesioni discariocinetiche, palpabili all'esame obbiettivo.
Dott.ssa Pierpaola Paparello

INDICE

Copertina Prefazione Introduzione La ricerca ufficiale Dove finiscono le vostre offerte Medicina, soldi e potere Le statistiche truccate Prima conclusione La ricerca ostacolata: scoperte e persecuzioni Il caso Alessiani Il caso Görgün Il caso "Albert" Il caso Di Bella Il caso Zora Il caso Bonifacio Il caso Essiac Il caso Hamer Il caso Pantellini Il caso Breuss - Il naturismo - L'aloe Il caso Proper-Myl Il caso Vincent Conclusioni finali Appendice e Nota alla 1° edizione


Non si intende far utilizzare le nozioni contenute in queste pagine per scopi diagnostici o prescrittivi.
Per qualsiasi trattamento o diagnosi di malattia, rivolgetevi ad un medico competente
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